Piano Astrale
Disclaimer: X-Men non è mio ma della Marvel, che Dio li benedica; scrivendo questa breve storia non ci guadagno né ci guadagnerò un centesimo. La canzone citata a inizio e fine storia è "Time after Time" di Cindy Lauper.
Piano Astrale
I'm walking too far ahead you're calling to me,
I can't hear what you've said.
Then you say: "Go slow".
Ororo guarda dalla finestra, devastata dalle ferite aperte dagli uomini nella terra. Nella sua terra.
Non avrebbe mai potuto immaginare di vedere trasformata una missione delle più banali in una sofferenza continua.
Xavier ha parlato chiaro: agite in fretta, e ricordate che non dovete farvi vedere.
Impossibile.
Ororo...
Impossibile!
Ricorda, non devi farti vedere.
Impossibile...
Emma, per non usare termini troppo volgari e molto poco consoni al suo cinismo, se ne frega altamente dell'impianto di trivellazione. Da un certo punto di vista rende il lavoro più facile: i notiziari delle diciannove della CNN hanno dato anche troppo risalto a quello che sembra essere il secondo giacimento di petrolio del mondo, e l'euforia della possibilità di toccare con mano la consistenza della nuova vena avrebbe lasciato sguarnito l'obiettivo.
Emma non può fare a meno di vedere che Storm sta soffrendo; non si chiede il perché, semplicemente constata e registra, e si isola nel piano astrale per essere pronta per la sua personalissima missione.
Ororo contrae i muscoli del viso, nella speranza di non piangere.
E controlla quelli del corpo, per timore di agire.
Dà un'occhiata fugace a Emma, stesa a occhi chiusi su una branda, nuda - strano che soffra così tanto il caldo - e viene percorsa da un brivido.
Non potrebbe mai dormire nella sua stessa stanza, e Xavier lo sa; non dopo aver provato la lacerazione tra corpo e mente per mano sua.
Sesto senso? Qualcos'altro?
Ororo indugia di nuovo lo sguardo sui seni pieni di lei, forse per un decimo di secondo di troppo; in quel battito di ciglia, potrebbe giurare di aver visto la Regina Bianca sorridere tra sé, soddisfatta, come se lei si fosse trasformata in diamante per meglio resistere agli attacchi esterni.
Poi gli occhi le si appannano appena, e si accascia dolcemente.
Emma è abituata a prendere ciò che vuole, raddoppiando i suoi sforzi se non riesce a ottenerlo con il suo fascino.
Il contrasto tra la pelle d'ebano di Storm assopita e il... uhm, suolo? non che si sia mai posta il problema prima, beninteso - del piano astrale è una visione mozzafiato, da farle rimescolare il sangue; sapere che lacci invisibili avvolti sulle braccia e sulle gambe la terranno tanto più avvinta quanto più tenterà di liberarsi, poi, è solo la decorazione sulla sua personale torta di compleanno.
Si sdraia accanto a lei, lentamente, e attende con pazienza che apra gli occhi; del resto, qualcosa da fare ce l'ha.
Ororo si sveglia, semistordita.
La prima cosa che nota è di essere completamente nuda; la seconda, di essere completamente intrappolata in una posizione quantomeno imbarazzante. Prova immediatamente ad alzarsi da terra, ma dopo un paio di tentativi il fastidio intorno ai polsi diventa più intenso e capisce di dover rinunciare.
Allora prova a voltare la testa, e nota il terzo fatto sconcertante. C'è Emma con lei, che la sta guardando, libera, completamente nuda, e che si sta dando piacere.
Ororo non sa se arrossire, voltarsi o implorarla affinché la liberi, anche se per il momento propende decisamente per la prima opzione, ma i suoi occhi corrono dai capezzoli turgidi di Emma, giù lungo il ventre a seguire il movimento quasi ipnotico delle sue dita; e non può distogliere lo sguardo, al massimo può soffermarsi a vedere quanto sembra - sembra - ingenua, le labbra semichiuse a circondare il suo indice.
E si scuote ancora un po', al pensiero di quel che vorrebbe; solo i polsi indolenziti, e un'eccitante rassegnazione, la convincono a godersi lo spettacolo fino all'intervallo.
Emma si ferma, quasi sul punto di godere - o forse oltre - e registra e constata che forse quella dolce inoffensiva tortura va prolungata. Almeno, ancora per un po'.
Con studiata lentezza si avvicina a Storm, appoggia le sue labbra al fianco affinché possa sentire il suo respiro, e dal suo brivido capisce che è sua, tutta e inequivocabilmente sua; e non tenta più di liberarsi con la stessa irruenza di prima, il che rende il suo gioco soltanto morbosamente più facile.
Senza alcun preavviso, affonda tra le gambe semischiuse di Storm, quasi a ringraziarla... o a esigere qualcos'altro.
Il primo contatto è un'inattesa, devastante, terribilmente piacevole scarica elettrica.
Ororo sente amplificate cento volte le vibrazioni, i lenti e voluttuosi movimenti della lingua di Emma, che giocosa la esplora e la fa gemere, e quasi si lascia sfuggire un'implorazione, che quel provocante supplizio termini, in un modo o nell'altro; e il suo orgasmo alla fine è potente e pressoché rabbioso come quel sospiro che riecheggia nelle vastità del piano astrale, perdendosi nell'oblio.
Quando l'X-Jet atterra a poca distanza dalla capanna, le due donne sono già lì, in attesa.
Emma abbraccia Ciclope, e Storm non può fare a meno di rabbrividire, anche se non sa la motivazione dietro a quel sussulto; non ricorda nulla delle ultime ore, ma Emma ha dichiarato di aver approfittato di un buco nella sorveglianza per compiere la sua missione, mentre lei riposava.
Almeno la sua amata terra è rimasta inviolata.
You say: "Go slow".
I fall behind the second hand unwinds...
... Time after Time.