30/11/2010

[NLTS] A slave to your charms

Fandom: RPF: Sport - Football, Series: Nothing Like The Sun
Personaggi: , ,
Rating: 16+
Warning: slash, underage (in parte), fantacalcio (lol), pennellate di angst e fluff
Word count: 835 (FDP)
Prompt: Identità @ bingo_italia (scheda)
A/N: Una raccolta a uso, consumo e dedica per miss_hale (♥♥♥♥♥), ispirata all'album Nothing like the sun di Sting: il titolo e le lyrics di questa storia sono tratti da We'll Be Together.

Intro: «Qualunque cosa stia accadendo in quella doccia,» borbotta così piano che sembra stia parlando tra sé, «non voglio saperla.»

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Disclaimer: Questa fanfiction non è a scopo di lucro, non vuole offendere o essere lesiva nei confronti delle persone reali descritte, né pretende di dare un ritratto veritiero di eventi o personalità.



NOTHING LIKE THE SUN
#4 A slave to your charms

I see me with you and all the things you do
Keep turning round and round in my mind
Forget the weather we should always be together
And any other thought is unkind
To have you with me I would swim the sevens seas
To have you as my guide and my light
My love is a flame that burns in your name
We'll be together


«Ragazzini!» Patrick non sembra rivolgersi a qualcuno in particolare, tuttavia tiene la porta degli spogliatoi socchiusa per un minuto buono prima di entrare e guardarsi attorno con sospetto. «Qualunque cosa stia accadendo in quella doccia,» borbotta così piano che sembra stia parlando tra sé, «non voglio saperla.»

«Già qui, Patrick?» gli risponde Cesc, la voce appena soffocata che schiarisce subito dopo con un colpo di tosse. «Sei in anticipo.»

«Come tutti i santi giorni, Cesc.»

«Be’, ogni giorno è diverso.» Fa capolino dalla doccia con l’espressione più innocente che possa assumere – che fa a pugni con i capelli terribilmente scompigliati  e le guance arrossate come se qualcuno le avesse pizzicate o se fosse stato a lungo al freddo. «Che so, un giorno potrebbe arrivare qualcuno prima di te.»

«E allora sarebbero guai, no?» ribatte Patrick, guadagnandosi un secondo sorriso più grato prima di vederlo sparire nuovamente al di là della parete. Pochissimo dopo, – troppo poco, visto che sta ancora allacciandosi gli scarpini, – Patrick sente che qualcuno inspira bruscamente per poi trattenere a lungo il respiro; e, ancora un poco più tardi, – non ha fatto in tempo ad andare via, – Cesc esce da quella doccia agitando una mano.

«Sta’ attento a dove ti pulisci, sciagurato» brontola arrabbiato Patrick, cercando di non pensarci su più dell'inevitabile e sbattendo la porta. Cesc si sciacqua le mani al lavandino più vicino, occhieggiando nello specchio in modo da vedere Mathieu che tiene ancora il pugno stretto contro la bocca per non gemere forte, gli occhi socchiusi, le tracce dell’orgasmo troppo evidenti perché possa evitare di cambiarsi.

«Patrick ha ragione» mormora a bassa voce, rinunciando ad ogni tentativo di ripulirsi e spogliandosi dalla vita in giù. «Guai se ci trovasse qualcun altro.»

«Guai per te. Sei tu ad avermi adescato» obietta Cesc, spiando il suo riflesso che cerca degli indumenti puliti.

«Certo, certo. Tu mi hai quasi violentato.»

«Chi? Io?» La nuova espressione innocente di Cesc è fallimentare tanto quanto la precedente, perché Mathieu alza la mano per richiamarlo con un gesto inequivocabile e lui torna di corsa nella doccia.

«Stanno per arrivare anche gli altri. Non hai detto tu che sarebbero guai?»

«Non se ci sbrighiamo.» Mathieu lo bacia sulle labbra e comincia a toccarlo.

*

«Ehi.»

«Ehi un cazzo» borbotta arrabbiato Mathieu, spingendolo da parte per entrare in casa. «Sono tre giorni che non rispondi alle chiamate, non ti fai vedere o sentire. Okay che siamo in vacanza, ma che cazzo ti è succe-» la voce gli muore in gola nell’alzare gli occhi sul volto di Cesc e scoprire che i suoi sono arrossati. «Cosa.»

Cesc non risponde. Stringe un labbro tra i denti in una strana, indecifrabile espressione, guarda altrove – ovunque tranne che nella direzione di Mathieu, – si stringe nella maglia dell’Arsenal che deve aver messo per non andare ad aprire la porta in mutande e dondola alternativamente prima su un piede, poi sull’altro. (“Mi ha tradito e non ha il coraggio di ammetterlo? Ma insomma, non faccio scenate di gelosia, e lui lo sa... noi non è che si stia insieme.”) (“O sì?”) «Se n’è andato» dice infine, in un sussurro così fioco da essere quasi inudibile.

«Eh?» Mathieu cade completamente dalle nuvole, ancora perso nei suoi pensieri di mani sconosciute che palpano Cesc, mentre lo vede che si lascia cadere sul divano in un cigolio fastidioso. «Patrick se n’è andato. Va in Italia, alla Juventus, mi pare.» Un singhiozzo debolissimo. «Se non ci fosse stato lui quando sono arrivato qui, sarei stato completamente da solo, Matt. E ora sono solo.»

Mathieu fa fatica a credere che il Cesc che piange piano nascosto nel cuscino del divano – che piange contro di lui, una volta che si decide a sederglisi accanto: ed è una decisione che richiede un tempo sorprendentemente breve – sia lo stesso con cui esce tutti i venerdì sera e che si apparta con lui troppo spesso perché possano davvero fare tutti finta di niente: non ci riesce perché il suo Cesc è quasi più adulto di lui, perché di ragazzino ha solo il suo essere burlone e il sorriso cretino che ha sempre in faccia e, sì, be’, anche la voglia continua di fare sesso, ma Cesc è maturo, Cesc riflette e reagisce ed è leader come se gli avessero dato scettro e corona fin dentro la culla  (mentre Mathieu è solo un soldato: un bravo soldato, che si danna l’anima e dà la vita per il suo leader, ma che non potrà mai prenderne il posto se non per qualche battaglia ogni tanto; Mathieu sa anche questo, più o meno, ma non se ne preoccupa poi molto e anzi gli sta bene così). I diciott’anni di Cesc gli piombano addosso tutti insieme, gli chiedono aiuto perché con la partenza di Patrick ha perso un confidente e un amico e Cesc non potrà chiedergli consiglio e conforto se mister Wenger lo rimprovera aspramente o se ha appena bisticciato con Mathieu per qualche motivo stupido: lui risponde pronto a quella supplica, stringendolo e accarezzandogli i capelli finché non si calma.

«Ti ha dato la sua maglia?» mormora, notando il numero che campeggia sulla schiena inarcata di Cesc; lui annuisce, muovendo appena la testa nel suo abbraccio. «Potresti prenderla l’anno prossimo, se mister Wenger te lo permette.»

«È un’ossessione, questa del quattro. Finirà che avrò l’intera collezione dell’universo di maglie col quattro» si lamenta. «Prima Pep Guardiola quando si sono separati i miei, adesso Patrick. Il prossimo?»

«Se vuoi la mia, quattro per quattro fa sedici.» Cesc ride sommessamente contro il suo braccio.

«Non oggi, vuoi?» gli chiede, alzando gli occhi e sorridendogli. Mathieu annuisce e si china su di lui, baciandolo sulle labbra, prima di tornare a coccolarlo.

*

Quando quel tiro assurdo entra, Highbury esplode per lui. E vorrebbe quasi credere al sussurro infinito di Cesc che ride e lo abbraccia, quel restarestaresta e quel insieme possiamo fare tutto, anche se entrambi sanno che presto non ci sarà più spazio per tutti e due. È lui il soldato, non Cesc, no?

Mathieu gli stringe l’avambraccio lì dove sa che un giorno Cesc allaccerà la fascia da capitano. (Non immagina che accadrà entro un anno, ma non se ne stupirà poi molto.) Sotto quel cumulo di braccia che lo soffocano e di risate e gioia che gli riempiono il cuore, riesce anche a baciarlo, e nessuno, nemmeno la telecamera più indiscreta, se ne accorge.

*

Cesc rompe la sua promessa di non piangere. E, da vero cretino, lo fa quando Mathieu lo chiama la prima volta, appena l’aereo è atterrato, così può farsi rimproverare per bene da lui.

*

Cesc gira per Milano con il fare del turista al secondo giorno della sua vacanza, le mani nelle tasche dei jeans e il set cappellino più occhiali da sole a nasconderlo con successo agli occhi dei curiosi. Individua con un’occhiata fugace Mathieu che lo aspetta all’imboccatura di una viuzza laterale nei pressi del Duomo, con la facilità di chi ha concordato un appuntamento, anche se non gli ha neppure detto di essere sbarcato da almeno quarantott’ore e di avere perfino già firmato per l’Inter; evidentemente la sorpresa non è riuscita, o le voci l’hanno raggiunto molto prima di quanto avesse sperato.

«Non capirò mai perché sei andato via da Londra.»

«Nemmeno io» si stringe nelle spalle, ghignandogli in faccia. «Hai qualcosa da dirmi?»

«Sì. Che avrai un altro quattro per la tua collezione, ma soltanto al derby» gli dice, sventolandogli in faccia la nuova maglia e il numero che rompe le strisce rossonere con le sue linee spigolose. Cesc si lamenta sonoramente, borbottando, e poi ride e lo abbraccia forte.

«Posso baciarti?» mormora Mathieu accarezzando i suoi capelli, insolitamente corti sotto le dita.

«Non hai mai chiesto il permesso, Matt.»

«Magari hai qualcuno, adesso.»

Cesc lo bacia sulle labbra, a lungo. «Forse,» ammicca, «ma secondo il mio sondaggio i francesi baciano meglio.»

Mathieu non ha intenzione di chiedergli quanti francesi abbia baciato e Cesc vuole prenderlo in giro un altro po’ facendogli credere che altri francesi l’abbiano baciato. Non cambierebbe le cose.

«Quando vuoi» sussurra, e poi sorride soddisfatto.

FINE

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