Love is a doing word
Disclaimer: Non sono miei, non stanno insieme, per Marco parla Vanity Fair, spero vivamente che tutto ciò non sia successo ma se PUTA CASO fosse successo io non disdegnerei mica, e ho già finito un terzo della tredicesima, quindi davvero non ci guadagno alcunché a parte le vostre anime prave.

Love is a doing word
«Dovete litigare di meno» ha il tempo di ammonirli, prima che Anita lo baci sulla punta del naso con dolcezza e poi gli sfiori le labbra con le proprie in un gesto appena casuale e proprio sotto gli occhi di Davide, che sospira rassegnato.
«Se litighiamo è anche per colpa tua.»
«Non è vero!» ribatte Anita, allungandosi in un mezzo giro fino a tuffarsi tra le sue braccia e dando un bacio leggero anche a Davide. «Noi litighiamo perché siamo più belli se litighiamo.»
«Questa è la tipica frase da Melimë?» domanda malizioso, costringendola a star ferma davanti a lui tenendola per i fianchi.
«Può darsi.»
«Andiamo da qualche parte?» aggiunge fugace in un sussurro. Anita schiude le labbra e si avvicina al suo orecchio, facendo bene attenzione che Marco non senta e non possa far altro che sorridere perché il principe ha chiesto scusa alla principessa.
«Solo se viene anche lui.»
«”Solo se vengo anch’io” cosa?» balbetta Marco, allargando un po’ la sciarpa che ha preso l’abitudine di portare intorno al collo anche nel loft. (Soprattutto nel loft. È una sciarpa speciale, anche se ce l’aveva da chissà quanto, e lo è diventato solo quando il clan Racca ha deciso che gli stava bene tenerla così.)
Davide non risponde, si tormenta una ciocca di capelli con aria sofferente, come se la spiegazione a una frase così sibillina gli costasse sudore e fatica fisica. «Non so come spiegartelo. Dovresti arrivarci.»
«No che non c’arrivo.» Marco sbuffa e tira la fascia che gli tiene dietro i capelli, improvvisamente stretta al punto da fargli girare la testa. Davide lo prende per un braccio, bruscamente, ignorando il suo “Ehi!” di protesta, e lo trascina dietro un angolo cieco, privo di telecamere, di passanti curiosi e di qualsiasi interesse perché occhi reali o meccanici debbano andare a sbirciare proprio lì. Due secondi dopo Marco deve lottare per non spingere via le labbra impacciate di Davide che si premono sulle sue, no, tutto il corpo di Davide che preme contro il suo. E poi decide che gli sta anche bene (al terzo secondo), che la lingua di Davide è piacevole (al quarto), molto piacevole (quinto), e che ha delle mani fredde che gli fanno venire i brividi (sesto) e un culo bellissimo che va giusto giusto nelle sue, ora che ci fa caso. Marco s’è scordato di contare i secondi, da quel momento in poi, ma sa che ne sono passati parecchi più di sette quando Davide si ritrae, e la sua sciarpa è a fare compagnia alla fascia per terra.
«Tutto chiaro?» ansima, cercando una conferma da Marco. «Bene. Stasera andiamo nella stanza di Francesco, quella vuota in fondo» aggiunge, dandogli un buffetto sul naso. Marco si chiede che fine abbia fatto tutta l’aria del loft, e perché mai debba rimettersi la sciarpa, adesso che fa caldo.
Marco inspira sgomento quando nella sua mente si fa finalmente strada l’idea di cosa effettivamente Anita voglia da lui, perché il momento in cui realizza che effettivamente la principessa e il principe vogliono lui è anche il momento in cui assapora per la prima volta un bacio vero di Anita (e no, di solito è Silvio il genio della settimana, e gli lascia volentieri questo primato poco invidiabile, insieme ai favori di Morgan e a un mucchio di altre cose). La principessa ha un sapore tutto diverso, è delicato come si aspettava e allo stesso tempo è deciso come non si aspettava, ed è mille altre cose che fa fatica ad associare a una sola parola che non sia grazia. Melimë. L’aveva liquidata come un vezzo d’artista, quella parola, e non fa in tempo a pentirsene sinceramente che si ritrova spinto contro i suoi seni morbidi che perturbano la penombra della stanza in cui l’hanno chiuso a chiave, e strattonato da Davide che tenta di spogliarlo del pigiama. E, misericordiosamente, è abbastanza buio perché non si accorgano di che razza di pigiama s’è messo. Marco sentitamente ringrazia.
Davide scivola qualche spanna più lontano, e i gemiti di Anita che continua a baciare Marco si insinuano tra le sue labbra e si fondono con il suo respiro accaldato; lui le accarezza un seno, esitante, e segue la traccia della sua voce, il canto del suo piacere che attira entrambi a sé, come la maledizione di una sirena. La sente scuotersi tutta tra le sue mani quando Davide la porta sull’orlo dell’orgasmo una, due volte, senza portare a termine quanto continua a promettere – Anita afferra la mano di Marco e la bacia, quasi la morde, rabbrividendo a qualsiasi soffio e alle carezze più lievi.
«Davide» geme, e Davide risale fino a lei, in una scia di baci caldissima, e la prende un battito di ciglia dopo, lasciando andare il respiro tutto in una volta in un modo così bello e pieno che Marco si porta la punta delle dita alle labbra, come se fosse stato colto a fare o vedere qualcosa di molto intimo ed estremamente sconveniente – cosa che in realtà sarebbe anche vera, ma sono il principe e la principessa e l’hanno chiamato e voluto loro e, oh, ‘fanculo, zittisce le voci della sua testa per ascoltare i gemiti meravigliosi di Anita che viene tra le braccia di Davide. E poi Marco vede l’ombra di Davide piombare su di lui inaspettatamente, veloce, e stringerlo a sé con forza in un abbraccio stranissimo che gli strappa un mugolio incomprensibile: Davide prende a toccarlo con una mano, masturbandolo piano, mentre gli sfiora l’interno dei glutei con dolcezza con le dita umide dell’altra (è tremendo, no, è bello, va bene così, «Ancora»). Anita lo aiuta a voltarsi, scoccandogli un bacio profondo, e cattura tutto per sé il mezzo grido di dolore che gli sfugge quando Davide lo penetra, sollevando appena la sua gamba e accarezzandolo per dargli più piacere possibile e farsi perdonare.
«Shhh» soffia Anita sulle sue labbra. «Sei bravo» sussurra, sostituendosi a Davide e facendo scorrere le punte delle dita lungo la sua erezione ancora turgida, nonostante Marco senta un male cane perché, cazzo, poteva anche fare più piano, per lui è la prima volta o giù di lì. Poi il dolore passa tra un gemito e l’altro, in fondo non fa poi così schifo, e ha due persone che cantano piacere per lui (e sono il principe e la principessa, ‘sticazzi, neanche sir Morgan ne ha due!), e chiude gli occhi con un sorriso mentre viene all’improvviso e Davide mugola nel suo orecchio tra una spinta e l’altra e si sente in paradiso, alla faccia delle sirene, dei pensieri stupidi che attraversano la sua testa e di come dev’essere bello sentire Davide stringersi intorno a lui. Magari Anita è anche d’accordo.
FINE
Noticina: il p0rn fest mi ucciderà, ma state ben sicuri che farò in modo di portare con me quanta più gente possibile. Firmate in fondo alla pergamena per cedermi la vostra anima... Grazie ai Massive Attack per Teardrop, il titolo viene da lì.