In your room where souls disappear

«Mi eviti» disse con una certa amarezza quando lo vide uscire dal portone di casa sua, l’espressione tesa e indurita dal nervosismo e dalla rassegnazione e la giacca un po’ sgualcita, tipico segnale di chi non attraversa un periodo tra i più felici della sua esistenza. «Mi eviti» ripeté, quando Massimiliano non gli diede alcuna risposta e sembrava voler ostentare di non averlo visto né sentito o notato in alcun modo, «e non sono degno neppure di sapere perché.»
«Ciao, Ale» disse, tentando di fingere un’espressione di piacevole sorpresa. «Non ti avevo visto. Che ci fai da queste parti?»
«Mi stai evitando.»
«Io?» Massimiliano sorrise, pur mantenendo l’aria velatamente triste e dispiaciuta di appena un attimo prima. «Sì, Ale. TI sto evitando.»
«Non che fosse così difficile capirlo. Hai passato… quanti? Due giorni in malattia, hai disertato l’allenamento di giovedì con il pretesto di riunioni con Cellino che sono durate appena dieci minuti in tutto, venerdì hai passato il tempo a organizzare con Melis Dio sa cosa… e non siamo riusciti a trovarci da soli.»
«Da soli per cosa, Ale?» Massimiliano lo guardò fisso negli occhi, e Alessandro poté leggere nei suoi una tristezza tormentata che non riusciva però ad offuscarli. «Non vado fiero di quello che è successo.»
«Non è successo. Max» disse, tirando un po’ il lembo della sua giacca per richiamare la sua attenzione. «Non è successo. Ci siamo baciati. Almeno, io volevo baciarti.»
Massimiliano torse le labbra in una smorfia come se costretto a inghiottire qualcosa di sgradevole. «Già, è proprio questo il punto.»
«Max…»
«Lo volevo anch’io. È per questo che ti evito. Non deve più succedere» scandì lentamente, aprendo la portiera dell’automobile e sbattendola con forza. Alessandro non perse un istante, e prese la rincorsa per entrare dal lato del passeggero e guardarlo negli occhi.
«Hai diciott’anni più di me e devo essere io a insegnarti che queste scene ridicole da film di terz’ordine sono… uhm, ridicole?»
«Scendi, Ale» lo supplicò Massimiliano, senza riuscire ad opporsi in nessun modo alla lingua di Alessandro che già saettava tra le sue labbra; tremando appena, allungò una mano verso la sua nuca, attirandolo a sé quel tanto che bastava per rendere il loro bacio ancora più profondo. Quando si staccò da lui, fu solo per riprendere abbastanza fiato da rifarlo di nuovo, assaporando davvero ogni sfumatura di lui – un aroma forte e un po’ amaro che lo faceva rabbrividire piacevolmente fin dalla prima volta, e anche soltanto a ripensarci.
«Certo che…» mormorò Alessandro, poggiando la fronte contro quella di Massimiliano con un sorriso quasi stremato, «dal volermi evitare al baciarmi in mezzo alla strada, di tua iniziativa, nella tua auto e sotto casa tua, è un gran passo avanti.» Massimiliano sobbalzò, guardando al di là del parabrezza e negli specchietti con ansia spasmodica nel terrore di essere stato visto, e Alessandro sorrise in maniera più convinta. «Ti avrei fermato, se ci fosse stato qualcuno, tranquillo» aggiunse divertito, sfiorandogli il mento con il dorso delle dita.
Massimiliano sospirò, sconfitto. «Ti va se andiamo… be’, da qualche parte?»
Alessandro annuì in silenzio, sistemandosi la cintura. Massimiliano avviò il motore e si diresse spedito verso il quartiere del Sole.
Scoprire la pelle di Alessandro con le proprie mani, assaggiarla con la punta della lingua, accarezzarla fino a sentirne l’umidità e ammirare il vaghissimo rossore sotto l’abbronzatura netta, erano sensazioni intense ma non nuove, almeno quando Massimiliano fu abbastanza tranquillo da abituarsi a forme diverse sotto le sue dita, linee nette e definite e muscoli più forti dei propri; tremò di un fastidio appena accennato quando sentì le dita umide e scivolose di Alessandro spingersi tra i suoi glutei, nonostante le sue parole e le sue carezze rassicuranti, ma non poté trattenersi dal gridare al soffitto di quella camera d’albergo bianchissima e illuminata di sbieco dal sole quando, sotto il tocco morbido di Alessandro, le sensazioni si trasformarono in un’esplosione di piacere così lontana dalle sue conoscenze da lasciarlo senza fiato.
«Direi che ti piace» ridacchiò Alessandro con malcelato imbarazzo. «Non mi capita tutti i giorni di andare a letto con un allenatore, sai.»
«E con un uomo?» domandò Massimiliano, sospirando e tentando senza successo di dominare le ondate di piacere che lo scuotevano man mano che le dita di Alessandro – una, poi due e poi Dio, ancora – si spingevano più sicure dentro di lui, stimolandolo abbastanza da mandarlo fuori di testa e confondere le parole nella sua stessa mente.
«Neanche questo mi capita tutti i giorni» ammise, baciandolo sulla fronte imperlata di sudore. «Sei il primo. Sto improvvisando.»
«Direi che…» gemette, stringendo occhi e labbra quando Alessandro sfilò via le sue dita, «stavi improvvisando proprio bene» balbettò, accarezzando la propria erezione così tesa da essere dolorosa.
«Io-» mormorò, armeggiando con una bustina dalla forma ben nota, e Massimiliano annuì, sorridendogli e rassicurandolo per tutto il lunghissimo tempo che Alessandro impiegò per penetrarlo con delicatezza – non mi fai male, vieni Ale, dai, tranquillo, non mi fai male, mi piace. Piegò le gambe per costringerlo a entrare completamente dentro di lui, fermandolo quando furono così vicini da respirarsi ed ansimare ognuno sulla pelle dell’altro.
«Io ti stavo davvero evitando.»
«Non ci pensare.»
«Pensi che potremmo restare così per un po’? Cioè…» tentennò, mordendosi un labbro, «ce la fai?»
Alessandro rise, cingendogli la schiena per complicare ancor più il loro intreccio. «Non solo mi eviti, ma mi sottovaluti» sussurrò con una traccia di offesa, strusciandosi contro la sua erezione e catturando il suo gemito con un altro bacio. «Prendiamoci tutto il tempo che vogliamo» aggiunse, poggiando la testa sulla sua spalla.
FINE