14/07/2010

(but that's not) Dirty Sexy Honey

Fandom: RPF: Sport - Football
Personaggi: ,
Beta: Liz.
Rating: 18+.
Warning: foodplay, leggero D/S, slash, dissociazione dell'autore.
Word count: 1,513 (FDP)
A/N: Il titolo è un omaggio (completamente slegato) a una serie telefilmica che mi piace molto, Dirty Sexy Money.
# Partecipa al WWFest Permanente @ fiumidiparole (kink!panda di bronzo: foodplay, submissive).
# Partecipa a uno scambio culturale (versione ingentilita della locuzione prostitussione intellectuale - cit.) tra muà medesimo, miss_hale e janetmourfaaill, le quali mi daranno tutto quello che voglio. Tsk.

Intro: «Anzi, precisiamo: io non ti sto guardando. Sto guardando quello che stai per sbafarti, e se non avessi chiaramente bisogno di mangiare qualunque cosa per rimpolparti un po’ te l’avrei già buttato dalla finestra.»

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Disclaimer: Questa fanfiction non è a scopo di lucro, non vuole offendere o essere lesiva nei confronti delle persone reali descritte, né pretende di dare un ritratto veritiero di eventi o personalità.


(but that's not) Dirty Sexy Honey


«… oh» commenta Lukas quando scopre che la camera con la porta aperta non è affatto vuota, e lo fa con un tono di voce così tranquillo che fa a pugni con l’espressione chiaramente stupita sul suo viso; come se non bastasse l’esitazione di cui già fa sfoggio, fa anche istintivamente un passo indietro, preparandosi a farne degli altri nonostante Mesut sia decisamente più contento che sgomento di vederlo. «Ciao. Non pensavo fossi qui, me ne vado subito.»
«Ma no, vieni.» Sfrega con forza la spatolina di plastica sulla fetta di pane, riuscendo a pulirla di quasi tutte le tracce scure di un equivalente sudafricano a caso della Nutella. «Pensavo fossi andato a guardare l’allenamento» borbotta, sbuffando contro chiunque abbia deciso, tra staff medico ed entità sovrannaturali di vario ordine e grado, che in questo momento è “troppo stanco per potersi allenare”, che “ha speso troppe energie” e che “farebbe bene a recuperare prima di tornare a lavorare a pieno regime”.
«Non mi andava troppo» ammette, grattandosi la nuca e facendo una smorfia a metà tra l’imbarazzato e il colpevole, prima di studiare con occhio critico il pane morbido e i due centimetri abbondanti di crema al cioccolato spalmata su di esso.
«E non guardarmi così, papà. Non ho ancora fatto colazione» spiega Mesut, interpretando correttamente la sua muta disapprovazione.
«Come ti sto guardando?» si difende Lukas, sedendosi sul letto e ridendo più del cipiglio cupo di Mesut che di qualunque altra cosa. «Anzi, precisiamo: io non ti sto guardando. Sto guardando quello che stai per sbafarti, e se non avessi chiaramente bisogno di mangiare qualunque cosa per rimpolparti un po’ te l’avrei già buttato dalla finestra.» Lukas ride ancora un po’ quando il piede di Mesut gli colpisce morbidamente il fianco; borbottando qualche parola di scusa a bassa voce, tira fuori il cellulare e manda rapidamente un paio di messaggi: quando alza nuovamente lo sguardo verso Mesut, deve fare molta fatica per non ridere di fronte alle tracce di cioccolato ai lati della bocca, sul mento e sulle dita, e dopo neppure un minuto deve fare molta fatica per non boccheggiare quando comincia a succhiare l’indice sporco di crema, passando la lingua con tanta lentezza e voluttà da lasciarlo sconcertato.
«Non è un ciuccio, sai» mormora Lukas quando anche il medio sparisce tra le labbra di Mesut, beccandosi un altro calcetto. «Be’, scusa, se potessi vederti ti renderesti conto di quanto sei… insomma.»
«È Nutella, Lukas. Tarocca, ma pur sempre Nutella» commenta pigramente Mesut, afferrando il vasetto e un’altra fetta di pane dal comodino e preparandosi ad affondare nuovamente la spatolina all’interno della crema per ricominciare daccapo.
«Ti piace molto» ribatte Lukas, incapace di fare la benché minima battuta arguta.
«Vuoi?» Quando rifiuta la sua offerta con un cenno della testa, Mesut fa spallucce e appoggia la fetta di pane sul torace. «Mi è sempre piaciuta. Non ho storie d’infanzia da raccontare e robe così, semplicemente se ne trovo un barattolo a portata di mano poi è difficile staccarmene prima di arrivare a- ehi» protesta vivacemente, la spatolina ancora a mezz’aria che lancia filamenti di crema un po’ ovunque per lo strattone cui è stata sottoposta quando Lukas gli ha letteralmente strappato il vasetto dalla mano. «Te l’avevo offerta, non c’era bisogno di-»
«Zitto» lo interrompe con voce diversa, carica di qualcosa che Mesut non riesce a capire, né ha la voglia di cominciare a comprendere – tanto più che Lukas intinge cautamente un dito nel vasetto, sporcandosi appena il polpastrello, e lo osserva con espressione altrettanto indecifrabile. Poi, però, preme più profondamente sulla superficie e lo avvicina alla bocca di Mesut, e lui fa l’unica cosa che gli pare sensata: dischiude le labbra e lo afferra, cominciando a leccar via la crema con la stessa lentezza di prima. Passa la lingua sull’unghia, sul suo contorno, sulla pelle ruvida in punta e su quella più morbida verso la fine della falange, e anche se Lukas, questa volta, non si dà neppure la pena di nascondere l’effetto che gli sta facendo una simile esibizione, Mesut non si rende conto di nulla fino a quando non decide che ogni traccia di Nutella è sparita.
Battono le ciglia in sincrono per un po’, silenziosamente, prima di sorridere un po’ a disagio; Lukas immerge due dita nel barattolo, raccogliendo un po’ più di crema, e non deve neanche avvicinarle in segno di invito: Mesut si mette a sedere sul letto e si avvicina a lui, tirando via per la seconda volta ogni traccia di cioccolato, senza neppure rendersi conto del movimento evidente delle dita nella sua bocca che scivolano avanti e indietro, quasi giocando con la sua lingua, e della loro valenza. Si limita soltanto a biascicare un «Ora basta, però» al sapore di cioccolato che non solo non è neppure pienamente convinto, ma che manda Lukas definitivamente fuori di testa: si sfila rapidamente la maglietta e picchietta sul petto le dita nuovamente ricolme di Nutella, tracciando strie più o meno spesse sulla pelle nuda.
«Tu sei matto» brontola Mesut, fissando l’operato di Lukas con un cipiglio sempre più simile a quello di un falco e che fa sorridere Lukas.
«Può darsi» ammette, studiando i suoi lineamenti frementi di una qualche offesa che non gli ha neppure arrecato.
«E ti avevo detto che non ne volevo più.»
«Significa» ribatte pronto, «che se ne avessi voluta ancora te la saresti presa anche da qui?» Il sorrisetto di Lukas si fa più incerto quando Mesut si appoggia sulle mani e sulle ginocchia e gli si avvicina abbastanza da costringerlo a semidistendersi in una posizione che non è affatto comoda, ma che smette di essere fastidiosa quando la sua lingua lambisce la linea definita degli addominali, lì dove ha finito di spalmarsi Nutella in un vero e proprio raptus. Da lì, Mesut comincia a risalire, ripercorrendo esattamente ogni stria e ogni traccia di cioccolato nel senso contrario: accarezza il contorno dell’ombelico quando Lukas mugola per la prima volta, non riuscendo più a nascondere la voglia che ridiscende il suo corpo e si concentra nel bassoventre, e lascia la sua traccia umida intorno a un capezzolo pochi istanti prima che Lukas intrufoli una mano tra le sue gambe, sfiorandolo al di sopra della stoffa morbida dei pantaloni e accogliendo sulla sua pelle il sospiro accaldato di Mesut che insiste, però, nel concentrarsi unicamente sulla Nutella. Le dita di Lukas si fanno più svelte nei suoi tocchi man mano che l’eccitazione di Mesut si fa più intensa, accarezzandosi pigramente con l’altra mano e socchiudendo gli occhi come a immaginare che siano suoi anche quelle carezze, oltre che il movimento umido della sua lingua che esplora e gli ridisegna il petto man mano che le gocce di crema spariscono nella sua bocca golosa, tra le labbra spezzate sempre più spesso da sospiri più consapevoli di ciò che si sta avvicinando e nonostante ciò ancora avide di cioccolato, o forse del cioccolato che ha cambiato improvvisamente e decisamente sapore e ha preso anche quello della pelle di Lukas. Finisce tutto in pochi istanti: l’orgasmo di Mesut, preannunciato da un gemito soffocato sulla sua spalla, e quello di Lukas, silenzioso e appagato e cosciente di ogni cosa; finisce l’allenamento, perché tre piani più sotto gli schiamazzi sempre più nitidi li avvisano che i loro compagni e mister Löw sono tornati dallo stadio, pronti a sincerarsi, tra le altre cose, che entrambi stiano abbastanza bene da riprendere le attività già nel pomeriggio; e infine le ultime gocce di Nutella sulla pelle calda di Lukas, che spariscono in fretta.
«Che disastro» mormora Mesut, arrossendo vistosamente d’un tratto come se si fosse reso conto davvero soltanto in quel momento dell’accaduto, e Lukas, sorridendogli di nuovo, si allunga verso le sue guance accaldate, tirando fuori la lingua per raccogliere tracce di cioccolato – le prime, quelle che fin dall’inizio sottolineavano i contorni delle sue labbra e di cui probabilmente non si era neppure accorto.
«Adesso va meglio» lo tranquillizza, bisbigliando a sua volta anche se non c’è alcun motivo per farlo. «Una doccia veloce e un po’ di relax fino a pranzo, e sarà come se non fosse successo niente.» Raccoglie ancora un po’ di Nutella con un bacio, appoggiando le labbra all’angolo delle sue, e quando si ritrae Mesut lo segue e lo bacia davvero, insinuando violentemente la lingua fino a quando – e ci mette davvero pochissimo, nonostante le circostanze – Lukas non cede e l’accoglie con la sua, rabbrividendo appena per la consapevolezza del tutto, più che per il misto di sapori diversi e sostenibili per pochissimo tempo.
«Ehi.» Lukas abbassa gli occhi per qualche istante, a disagio. «Avevo detto che doveva essere come se non fosse successo niente.» Appoggia le dita sul mento affilato di Mesut, cercando di distogliere dalla sua mente l’idea di baciarlo di nuovo convincendosi del rischio che corrono se qualcuno dei loro compagni si dimostri voglioso di ritornare in camera. «Perché… insomma, non è che ti-»
«Avevi del cioccolato sulla lingua. Ti ho visto» lo ferma prontamente Mesut, e la battuta di spirito lo lascia così stupefatto che, almeno per questa volta, scoppia a ridere ancor prima di Lukas. Che, dal canto suo, decide di correre il rischio.

FINE

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